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Oggi venerdì 30 ottobre su "Il Fatto Quotidiano" c'è una bellissima intervista di Marco Travaglio a Franco Battiato. Ve ne riportiamo uno stralcio e di seguito potrete ascoltare il nuovo singolo del cantautore siciliano. [...]

“Inneres Auge” il nuovo singolo di Franco Battiato

Oggi venerdì 30 ottobre su “Il Fatto Quotidiano” c’è una bellissima intervista di Marco Travaglio a Franco Battiato.
Ve ne riportiamo uno stralcio e di seguito potrete ascoltare il nuovo singolo del cantautore siciliano.

BATTIATO Requiem per la politica.
ll cantautore siciliano e i “rincoglioniti” al governo.

D: Che significa “Inneres Auge”?
R: “Occhio interiore. Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice “terzo occhio”, ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia”.

D: Lei, quando ha scritto “Inneres Auge”, aveva l’aura rossa.
R: “Vede, sto bene con me stesso. Vivo in questo posto meraviglioso sulle pendici del Mongibello. Dalla veranda del mio giardino osservo il cielo, il mare, i fumi dell’Etna, le nuvole, gli uccelli, le rose, i gelsomini, due grandi palme, un pozzo antico. Un’oasi. Poi purtroppo rientro nello studio e accendo la tv per il telegiornale: ogni volta è un trauma. Ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli. C’è un mutamento antropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima”.

D: I “lupi che scendono dagli altipiani ululando”.
R: “Quello è un verso di Manlio Sgalambro che applico a questi individui ben infiocchettati in giacca e cravatta che dicono cose orrende, programmi spaventosi, ragionamenti folli e hanno ormai infettato la società civile. Quando li osservo muoversi circondati da guardie del corpo, li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano. C’è una gran quantità di personaggi di questa maggioranza che sento estranei a me ed è mio diritto di cittadino dirlo: non li stimo, non li rispetto per quel che dicono e sono. Non appartengono all’umanità a cui appartengo io. E, siccome faccio il cantante, ogni tanto uso il mio strumento per dire ciò che sento”.

D: L’aveva fatto già nel 1991 con “Povera Patria”, anticipando Tangentopoli e le stragi. L’ha rifatto nel 2004 con “Ermeneuti – ca”, sulla “mostruosa creatura” del fanatismo politico-religioso e della guerra al terrorismo ingaggiata dai servi di Bush, “quella scimmia di presidente”: “s’invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo e s’inventano democrazie”.
R: “Sì, lo faccio di rado perché mi rendo conto di usare il mio mezzo scorrettamente. La musica dovrebbe essere super partes e non occuparsi di materia sociale. Ma sono anch’io un peccatore e la carne è debole…”.

D: Lei non crede nel cantautore impegnato.
R: “Per il tipo che dovrei essere, no. Ma non sopporto i soprusi e ogni tanto coercizzo il mio strumento. Il pretesto di “Inneres Auge”, che ha origini più antiche, è arrivato quest’estate con lo scandalo di Bari, delle prostitute a casa del premier. E con la disinformazione di giornali e tiggì che le han gabellate per faccende private. Ora, a me non frega niente di quel che fanno i politici in camera da letto. Mi interessa se quel che fanno influenza la vita pubblica, con abusi di potere, ricatti, promesse di candidature, appalti, licenze edilizie in cambio di sesso e di silenzi prezzolati. Questa è corruzione, a opera di chi dovrebbe essere immacolato per il ruolo che ricopre”.

D:“Non ci siamo capiti”, dice nella canzone.
R:“Non dev’essere molto in gamba un signore che si fa portare le donne a domicilio da un tizio che poi le paga, dice lui, a sua insaputa per dargli l’illusione di piacere tanto, di conquistarle col suo fascino irresistibile. Quanto infantilismo patologico in quest’uomo attempato! Ma non c’è solo il premier”.

D: Chi altri non le piace?
R: “Tutta la banda. I cloni, i servi, i killer alla Borgia col veleno nell’anello. Li ho sempre detestati questi tipi umani. Per esempio il bassotto che dirige un ministero e fa il Savonarola predicando e tuonando solo in casa d’altri, senza mai applicare le stesse denunce ai suoi compagni partito e di governo. Meritocrazia: ma stiamo scherzando? Badi che, quando dico bassotto, non mi riferisco alla statura fisica, ma a quella intellettuale e morale: un occhio chiuso dalla sua parte e uno aperto da quell’altra”.

D: “La Giustizia non è altro che una pubblica merce”, dice ancora.
R: “Penso al degrado della giustizia: ma i magistrati dovrebbero ribellarsi tutti insieme e appellarsi al mondo contro le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Non possono accettare, nell’èra dell’informatica, di scrivere ancora sentenze e verbali col pennino e il calamaio, mentre la prescrizione si mangia orrendi delitti e, in definitiva, la Giustizia”.

D: Quando Umberto Scapagnini divenne sindaco di Catania, lei minacciò addirittura di espatriare. Come andò?

R: “Avevo previsto un decimo di quel che poi è accaduto. Un inferno.Catania era uno splendore: in pochi anni, come Palermo, è stata devastata da questa cosiddetta destra. Ma nessuno ne parla”.

D: Lei è di sinistra?
R: “E chi lo sa cos’è la sinistra. Basta parlaredidestraedisinistra,anche perchè a sinistra c’è un sacco di gente che ha sempre fatto il doppio gioco al servizio della destra, spudoratamente. Per evitare tranelli, uso un sistema tutto mio: osservo i singoli individui, poi traggo le mie conclusioni”.

D: Ha votato alle primarie del Pd?

R: “Sì, per Bersani. Non che sia il mio politico ideale, ma mi sembra un tipo in gamba. Forse l’ho fatto perché almeno, in queste primarie, il voto non era inquinato. Non è poco, dalle mie parti, dove alle elezioni politiche e alle amministrative i seggi sono spesso presidiati da capibastone e capimafia che ti minacciano sotto gli occhi della polizia”.

D: Quella cosa dell’espatrio non era esagerata?
R: “La ripeterei oggi. Io sono sempre pronto: se in Italia le cose dovessero peggiorare, me ne andrei. Ubi maior, minor cessat. Mica puoi fare la guerra ai mulini a vento. Per fortuna è difficile che si ripeta il fascismo, anche perché sono convinto che molti italiani la pensano come me e sarebbero pronti a impedirlo. Comunque, “pi nan sapiri leggiri nè sciviri”, comprerò una casa all’estero”.

D: Lei è molto antiberlusconiano.
R: “Sono un Travaglio un po’ più bastardo. Penso che la tecnica migliore sia l’aplomb misto all’irrisione, senza urli né insulti”.

D: Ma Berlusconi non è finito, al tramonto?
R: “Dipende da quanto dura, il tramonto. Ma non credo sia finito: la cordata è ancora robusta. Però mi sento più tranquillo di qualche mese fa: sta commettendo troppi errori”.

D: I partiti hanno mai provato ad arruolarla?
R: “Mai. A parte Pannella, tanti anni fa. Qualche mese fa mi ha chiamato un ministro di questo governo per dirmi che mi segue da sempre e concorda in pieno con una mia intervista. Forse non aveva capito o avevo sbagliato qualcosa io. Ma ora, dopo il mio ultimo singolo, magari fa marcia indietro”.

D: “Inneres Auge” già impazza sulla rete. Teme reazioni politiche?
R: “Mi aspetto la contraerea. Ma siamo pronti”.

D: Non teme, con una canzone così “schierata”, di perdere il pubblico berlusconiano?
R: “Mi farebbe un gran piacere. Se invece uno che non mi piace viene a dirmi di essere un mio fan, sinceramente mi dispiace”.

D: Ai tempi del “La voce del padrone”, a chi la interpellava sul significato dei suoi testi ermetici, lei rispondeva “sono solo canzonette”. Lo sono ancora?
R: “Quello era un gioco, ma non sono mai stato d’accordo con questa massima di Edoardo Bennato. “La voce del padrone” era un’operazione programmata come un divertimento frivolo e commerciale, e riuscì abbastanza bene, mi pare. Ma in realtà avevo inserito segnali esoterici che sono stati ben percepiti e seguiti da molti ascoltatori. Ogni tanto mi dicono che qualcuno, ascoltando i miei pezzi, ha letto Gurdjieff e altri grandi mistici. E questo mi rende un po’ felice”.

D: “Inneres Auge”: serve a qualcosa, una canzone?
R: “Lei parla di corda in casa dell’impiccato: ho sempre avuto dubbi su questo nella mia vita. Ma, dopo tanti anni, posso affermare che un brano molto riuscito può scatenare influenze esponenziali. Una canzone può migliorarti e farti cambiare idea e direzione. Un giorno domandarono a un grande pianista dell’Europa dell’Est, ora a riposo: lei pensa di emozionare il suo pubblico? E lui: “Quando sono riuscito a emozionare anche un solo spettatore nella sala gremita di un mio concerto, ho raggiunto il mio scopo”.

(da Il Fatto Quotidiano n°33 del 30 ottobre 2009)

Grazie ad “xl.repubblica.it” possiamo ascoltare “Inneres Auge”, il nuovo singolo di Franco Battiato.

Il brano anticipa l’album Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti (nei negozi dal 13 novembre) ma è soprattutto l’affondo al presente del Battiato più indignato. Che con retorica si chiede: “Che male c’è a organizzare feste private con belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?”
Se hai Internet Explorer 6 clicca qui per ascoltarlo

Franco Battiato – “Inneres Auge”

L’ascolto del nuovo singolo di Franco Battiato, Inneres Auge, è davvero una grande esclusiva di XL. Perché non si tratta solo dell’anticipazione del ritorno di una delle massime firme della creatività musicale italiana. Il 13 novembre Battiato pubblica un disco molto particolare: Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti, titolo che esprime perfettamente la ricchezza di una tracklist che affianca quattro brani inediti a reperti del passato completamente ricantati, riarrangiati e risuonati. Non una somma di hit, non una raccolta di successi, ma qualcosa che, nella sua complessità, è molto più vicino a un vero e proprio nuovo album frutto di una nuova sensibilità.Sensibilità, quella di Battiato (foto di Giovanni Canitano), che risuona particolarmente ferita dagli attuali tempi. E che esprime il suo urlo di dolore proprio col brano Inneres Auge, che arriverà in radio solo il 30 ottobre e che XL vi propone qui in un ascolto web esclusivo. Si tratta di nuovo importante capitolo di quel filone della vicenda artistica dell’autore siciliano che potremmo definire “dell’indignazione”. All’interno del quale trova posto, ad esempio, l’invettiva contro la politica e il potere che Battiato affidò a Povera Patria: era il 1991, lo Stato avrebbe presto assistito inerme alle esecuzioni mafiose di Falcone e Borsellino, ma si era anche alla vigilia di Mani Pulite. E poi Ermeneutica, in cui Battiato nel 2004 raccontò di seme umano infettato da tensioni e frustrazioni, di una “mostruosa creatura” chiamata fanatismo che ha stravolto il senso del sacro, di uomini schiavi delle macchine e di stati servi di “quella scimmia di presidente” per il quale “s’invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo si inventano democrazie…”.

Anche in Inneres Auge i riferimenti sono chiari. E di certo non puramente casuali.
Ecco il testo:

INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c’è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce…
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato…
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

6 commenti

  1. Io sono abbastanza stufo di questa solfa dell’offendere le persone, dentro o fuori una canzone. Che si siano comportate male o meno, se Battiato vuole insegnare qualcosa, la prima cosa che deve smettere di fare è non abbassarsi ad offendere, come fanno troppi personaggi dello spettacolo, o peggio, della poltica.

    Finché si manteneva sul generico, da giovane (ad es. in “La Torre” o “Up Patriots to Arms”, persino “Povera Patria”), ci potevano stare anche le “sfuriate” contro determinate categorie di persone nei loro comportamenti cattivi, ma ora – leggendo l’intervista – toglie ogni dubbio sull’atteggiamento “lagnoso” che ora sta tenendo, quando avrebbe l’opportunità di dare davvero segnali molto più costruttivi.

  2. Battiato è uno dei piu’ grandi musicisti italiani, mi piace e mi sta simpatico da sempre, perche’ è una persona vera, geniale e tra l’altro coltissima; Non penso sia spocchioso, è che quando qualcuno chiede, lui risponde, sempre a tono con intelligenza e ironia…se questo è essere spocchioso, mi piacerebbe tanto esserlo anch’io.

  3. …un po’ come Vasco…
    molti lo trovano noioso e monotono perchè scrive sempre le solite canzoni, altri lo adorano proprio per il suo stile inconfondibile.

    Di testi sulla politica é il terzo che fa…e la sua spocchiosità la trovo perlomeno giustificata.

  4. noiso e spocchioso battiato scrive sempre la stessa monotona canzone

    • Marco Dallai

      Noioso… spocchioso… Beh a me piace!!!
      Ma sicuramente rispetto il tuo pensiero.
      Ciao!!!!!!!

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