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Le vacanze della decrescita

Ci colleghiamo a questo bellissimo articolo di Annalisa Melis pubblicato sul sito della Decrescita Felice per farvi conoscere un nuovo modo di andare in vacanza… che molto probabilmente, una volta tornati, apprezzerete molto di più che non la solita esperienza da turisti all inclusive.

In questi giorni da bollino rosso o nero dove milioni di Italiani si preparano alle sospirate vacanze in qualche località turistica Italiana e non, ci sarebbe però un ottima alternativa… la Vacanza Virtuosa.

Ok la decrescita… ma le vacanze??
di Annalisa Melis

Alle merendine “di plastica” ho sempre preferito i dolcetti della nonna e della mamma e penso che camminassi da poco quando mi dovevano buttare fuori dalla cucina perché ficcavo le mani nell’impasto della pizza o delle frittelle.. seguivo mio padre nell’orto incantata dalle sue spiegazioni sulle piante. Spesso al posto di uscire passavo i pomeriggi ad ascoltare le storie di mia nonna.

Nessun giocattolo pubblicizzato poteva competere con i giochi inventati da noi bambini in piazza. Abitavo in un piccolo paesino della Sardegna, e anche se adoravo campagna e mare (che rapporto privilegiato con la natura, noi sardi!), le distrazioni per un adolescente sono così poche che ti senti soffocare. Avevo una passione e una curiosità incredibili verso il mondo, le altre lingue, le altre culture, e volevo partire. Non avevo soldi e non volevo chiederne tanti ai miei.. allora ho fatto la conoscenza con i campi di lavoro volontari.
Mi sembrava una buona opportunità per partire e stare due settimane, un mese, da qualche parte nuova pagandomi solo il viaggio e non mi sbagliavo. Si tratta di andare in una struttura messa a disposizione di una piccola comunità o di una associazione che in cambio di piccoli lavori offre ad un gruppetto di 10-15 persone vitto e alloggio.

I partecipanti vengono dalle più diverse parti del mondo e le organizzazioni che li mettono in piedi sono no-profit, di volontariato, ecologiche, sociali e pacifiste. Lo scopo principale è la lotta al razzismo e lo scambio culturale tra giovani. Quei campi mi hanno insegnato tantissimo… la raccolta differenziata e il riciclo quando ancora qui in Italia nemmeno se ne parlava, il rispetto per le altre culture, la responsabilità di vivere una convivenza accettabile per tutti… e tanto altro, anche di molto pratico! E mi ci sono divertita di sicuro molto di più di coetanei che andavano nelle più modaiole località balneari a fare baldoria sperperando quattrini. Con poche lire e il biglietto del treno.

Soprattutto mi hanno insegnato una cosa che ha influenzato profondamente la mia formazione e cioè: che il lavoro può essere bello e divertente, e riempie le giornate di senso e bellezza molto di più che starsene senza far nulla in vacanza, se fatto con i giusti tempi e in compagnia, imparando nuove cose dai tuoi compagni, sconosciuti, che con entusiasmo, rispetto e spirito di adattamento lavoravano insieme per una causa comune.

Sono tantissime le associazioni che organizzano Campi di Lavoro: in Italia lo SCI, Lunaria, Legambiente, il WWF, Amnesty International, Mani tese, Oykos… basta pagare un’assicurazione e il viaggio. Ci sono i più svariati progetti: nel sociale, nell’ecologia, nella ristrutturazione.

Per i giovani e giovanissimi sento di consigliarle come vacanze alternative, direi decrescenti perché non fanno crescere per niente il Pil ma fanno crescere sensibilità, maturità, tolleranza e rispetto. Sono occasione di grande formazione personale.

Ma parliamo dei più grandi.

Non so, io dopo anni da quelle coloratissime e bellissime esperienze mi sono trovata a fare i conti con ferie e soldi scarsi e, non più in età da campi di lavoro, ho iniziato a viaggiare per conto mio cercando naturalmente di avere una certa etica e rispetto. Ebbene, spesso mi sono sentita veramente stupida… in alcuni viaggi mi sono sentita, nonostante tutte le mie buone intenzioni, fuori luogo, mi sono vergognata della mia sistemazione e attività da turista in mezzo a gente che lavorava e viveva duramente per campare. Una sprecona. Di risorse, di soldi, di tempo. Ad esempio in alcuni luoghi la popolazione ha difficoltà ad avere l’acqua, ma agli alberghi pieni di vacanzieri, guai mancasse. Ma come, mi son detta, tante parole sulla decrescita, sulla solidarietà, sull’equità, e poi? Cosa mi succede quando vado in vacanza e cosa ho io in comune con la massa di turisti consumisti e superficiali?

Il fatto è che (in questa società e con la vita frustrante che facciamo!) dopo un anno di tanto lavoro stressantissimo e di vita grigia in città, siamo pronti comunque a sacrificare soldi messi faticosissimamente da parte e a volte anche valori pur di “evadere”, avere un po’ di relax, fare un viaggio. E spesso pur di poter dire che siamo stati in qualche posto di bello, di nuovo, di figo..

Lavoro per un tour operator e so benissimo che a fianco ai veri viaggiatori, quelli che hanno dentro questa passione incontenibile per i viaggi e che hanno grandissimo rispetto per le genti e i luoghi lontani che vanno a visitare, ci sono una marea di persone che viaggiano per poter poi raccontare cosa hanno fatto; e basta. Possono mostrare le foto agli amici ed aggiungere una bandierina al planisfero appeso in casa come trofeo. Gli scatti rubati in posti esotici diventano davvero trofei, come se avessimo diritto di appropriarci di qualsiasi cosa, anche della povertà altrui. Non importa se si saranno divertiti veramente o no, non importa quanti soldi spesi per essere portati a spasso come bambini allo zoo, a fotografare genti diverse e buffe, ad inquinare e a distruggere l’equilibrio sociale ed economico di un villaggio preso di mira dall’industria del turismo.

E il bello è che molte vacanze organizzate per il cosiddetto “turismo di massa” stressano più del lavoro! Ritmi serratissimi di giri turistici per fare in tempo a vedere tutto..salvo poi passare il tempo a scattare foto che riguardandole a casa è impossibile ricordarsi anche solo i nomi dei luoghi.. Balletti finti organizzati da ballerini finti per farti credere di vedere il vero folklore del posto. O infine, villeggiature in località alla moda, dove il prodotto è il divertimento superficiale e non il relax in bei posti. Ma tanto, dopo serate faticosissime il mare e il posto non sono importanti perché la mattina il mal di testa alcolico è troppo forte per accorgersi di eventuali bellezze naturalistiche.

Non è una grossa presa in giro? La grande macchina del turismo tratta le persone come stupidi burattini facendo credere loro di fare un bel viaggio e vendendo invece surrogati a bassissimo costo di esperienze reali e significative?

E se fosse solo questo, peggio per loro, poveri turisti incauti, mi fanno pena, però peccato che tutto questo non è innocuo. A parte il fatto che gli aeroplani per andare in posti tanto lontani o anche tanto vicini che però non abbiamo il tempo di raggiungere con altri mezzi (le nostre ferie in base ai ritmi di lavoro e al mercato si sono ridotte e spesso il massimo che ci si può permettere è una settimana!!) inquinano tantissimo e bisognerebbe farne un uso minore. Succede poi che l’impatto con le economie locali di molti posti è stato così forte da sconvolgere totalmente la vita degli abitanti; ci sono villaggi interi che non coltivano più ciò di cui si devono nutrire, ma diventano camerieri e servitori del turismo. E smantellando così il tessuto sociale e la vita tradizionale, anche le tradizioni e culture, tanto ricercate dai turisti, vanno scomparendo, e proprio a causa dell’”invasione” turistica! L’industria del turismo piega moltissimi luoghi e persone ad asservire le necessità del privilegiato vacanziere pieno di soldi da sfruttare in ogni modo, distruggendo la vita normale precedente. Per non parlare dell’ambiente naturale… spiagge assediate dal cemento che deve contenere tutta questa gente, la quale produce rifiuti inimmaginabili prima per certe località; foreste abbattute e animali costretti ad abbandonare il loro habitat per la costruzione di strade, autostrade, infrastrutture necessarie ai viaggiatori.

Per chi si rende conto di questa situazione, e non vuole in alcun modo sentirsi (come è successo a me, mio malgrado) anche in questo, rotella di un ingranaggio e complice di una distruzione voluta solo per lo svago della popolazione tipicamente occidentale e ricca, esistono molte strade…
Esiste la possibilità, molto semplice e poco costosa ma arricchente e rilassante senza dubbio, di andarcene in posti vicini, semplicemente nella natura ospiti di amici o di conoscenti o di famiglie e piccole comunità disposte ad ospitarci in cambio di una mano in alcuni lavoretti o di pochi soldi.

Il WWOOF è un’associazione che coordina dei volontari in tutta Europa (WWOOF ITALIA) disposti in cambio di vitto e alloggio ad aiutare nei campi per qualche ora al giorno le aziende familiari di agricoltura biologica. Esiste la possibilità come ci spiega molto bene Paolo Merlini, di visitare e conoscere il nostro BelPaese attraverso la rete ferroviaria regionale che con lentezza e poco inquinamento e dispendio economico, ti porta in angoli ancora incantati tutti da ri-scoprire. L’Italia e l’Europa sono piene di campeggi davvero ecologici in cui assaporare il contatto con la natura, senza la pretesa di altre comodità. E infine, last but not least, esiste l’AITR, associazione di coordinamento dei Tour Operator e degli enti italiani che hanno deciso di proporre un turismo Responsbile.

Cosa vuol dire?

DEFINIZIONE DI TURISMO REPONSABILE
Adottata dall’assemblea di AITR in data 9 ottobre 2005 a Cervia.
Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture.

Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio.
Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.
L’Aitr propone una vera e propria “carta d’identità” di un viaggio sostenibile; sottolinea tra le altre cose l’importanza “Che gli utenti diventino coscienti del proprio ruolo di consumatori del prodotto-viaggio, da cui dipendono la qualità dell’offerta e il destino di milioni di altri individui nei luoghi di destinazione”.
Questa carta prevede che tra comunità ospitante e viaggiatore si crei un legame anche prima della partenza e che questo legame sia fonte di interesse e crescita per entrambe le parti e si protragga anche una volta rientrati a casa; che il denaro del viaggiatore sia destinato con trasparenza alle comunità locali ospitanti o a progetti di solidarietà in luoghi bisognosi; che i viaggiatori si muovano poco e in piccoli gruppi per evitare l’impatto innaturale con le popolazioni del luogo e l’inquinamento e prediligendo la qualità dell’esperienza alla quantità dei posti visitati; che nelle strutture messe a disposizione le persone che vi lavorano abbiano trattamenti dignitosi; che non siano proposti cibi e trattamenti particolari al viaggiatore, fuori dalle abitudini locali (ci si deve adattare!); che si limiti al massimo la produzione di rifiuti e si pratichi il risparmio energetico. Gli operatori associati purtroppo ancora non sono molti, ma propongono viaggi in tutto il mondo vicino e lontano con progetti interessantissimi che possono dare un reale senso di conoscenza e solidarietà al viaggio.

Allora, se proprio dobbiamo andare lontano per una voglia estrema di conoscenza e di “esoticità”, almeno facciamolo così: con tutto il rispetto di cui siamo capaci e con la garanzia degli operatori che non stiamo contribuendo a sfruttamento ignobile di persone e risorse, ma semmai possiamo dare una mano.
O, ancora meglio, ci si può mettere in contatto con ONG che organizzano progetti senza operatori turistici di mezzo e cercano volontari che possono dare una piccola mano a comunità locali in posti bellissimi, in cambio di vitto e alloggio (certo, adattandosi al massimo!). Anche perché non potrò dimenticare mai l’ospitalità genuina della gente del luogo in molti campi di lavoro, che ti fa conoscere bene la loro realtà, magari vicina ma diversa dalla tua, perché ti vede come un ospite e non un turista.. vuoi mettere? Paragonata al senso di estraneità in certi viaggi dove hai stampato in faccia che sei un turista e ti trattano come un dollaro che cammina.. non una persona.

E forse, placare questa sete di viaggi in questo modo potrà anche farci capire che alcuni posti son diventati dei circhi e degli zoo ignobili, che davvero ciò che si cerca è la diversità e l’esoticità a tutti i costi o il divertimento “forzato”, che non produce nulla se non un gran dispendio di soldi ed energie.

Forse ci verrà voglia di non andare meno lontano ogni volta..

Perché il vero viaggio, se vogliamo metterla sul filosofico.. è quello dentro di te. E allora non serve mica andarsene lontanissimo.. mettere in moto tutta questa macchina da baracconi solo per l’ansia di cercare e di scoprire qualcosa che non trovi.. il diverso è qua, è vicino, è ciò che non conosci di te e dei posti e delle genti che hai intorno!

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