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Impatto zero e buon senso: la politica dei Comuni Virtuosi

Riprendiamo e pubblichiamo questa intervista a Marco Boschini coordinatore dei Comuni Virtuosi:

Far scattare scintille del buon senso. L’Associazione dei Comuni Virtuosi è una rete che si propone di cambiare la politica dal basso, con azioni concrete che coinvolgano direttamente le comunità. L’obiettivo principale è la riduzione dell’impronta ecologica delle macchine amministrative. Dalla gestione del territorio alla mobilità, dal risparmio energetico al riciclo dei rifiuti: il motto è investire per risparmiare molto in futuro. Come fare? Lo chiediamo a Marco Boschini, coordinatore dell’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, membro del consiglio direttivo del Movimento per la decrescita felice. Boschini collabora con il settimanale “Carta” ed è autore di Comuni virtuosi. Nuovi stili di vita nella pubblica amministrazione (Bologna, 2005) e In Comune. Idee semplici, concrete ed efficaci (Bologna, 2006), editi con la EMI, Editrice Missionaria Italiana. Gira l’Italia ospite di comitati, associazioni ed enti locali, raccontando le esperienze di PA a favore dell’ambiente, organizzate con la partecipazione attiva dei cittadini.

Dott. Boschini, il vostro è un manifesto ambizioso. Come nasce Comuni Virtuosi e quanti comuni è riuscita a raccogliere la rete fino ad oggi?

L’Associazione dei Comuni Virtuosi è nata formalmente nel 2005 su iniziativa di quattro comuni che sentivano l’esigenza di scambiarsi esperienze concrete e condividerle con altri. Comuni diversi per grandezza e collocazione: Monsano (AN), Colorno (PR), Melpignano (LE) e Vezzano Ligure (SP). Le nostre attività si strutturano attorno a cinque le linee di intervento: gestione del territorio, impronta ecologica della macchina comunale, rifiuti, mobilità e nuovi stili di vita. Oggi la rete raccoglie 22 comuni ma sono molte di più le realtà in Italia impegnate nella tutela dell’ambiente.

Quali esigenze vi hanno spinto a creare una rete?

Il primo obiettivo era raccogliere e rendere disponibili tutte le documentazioni utili ad avviare i progetti. Molti comuni non avevano strutture operative né qualitativamente né quantitativamente al passo con i tempi per rendere operativi progetti. Parliamo di delibere, capitolati, regolamenti, consulenze. Tutto quello che un comune necessita per concretizzare una bella idea. Troppi progetti ambiziosi rischiavano di diventare lettera morta per scarsità di tempo e risorse, per la difficoltà a tradurre le idee in atti amministrativi. Del resto si trattava di modalità completamente nuove di scrivere gli atti.

Prime azioni molto concrete quindi…

La concretezza è alla base di tutte le nostre attività. Il premio Comuni a 5 stelle valorizza le migliori pratiche delle PA proprio premiandole con riconoscimenti concreti. Non targhe, non assegni. Ma qualcosa che sia davvero una spinta concreta al cambiamento nel modo di fare politica. Al comune di Ponte nelle Alpi, vincitore dell’ultima edizione, abbiamo regalato un “audit energetico” per misurare i consumi nel territorio e quindi gli sprechi.

A proposito di energia, mentre si torna a parlare di nucleare, in Italia ci sono comuni che mirano a raggiungere l’indipendenza energetica. Come si fa concretamente?

La prima cosa da fare è dotarsi di un piano energetico comunale. Capire come si spendono i soldi pubblici, per esempio per illuminare gli edifici pubblici e dei privati. Insomma, coinvolgere i cittadini in una fotografia dell’esistente che mostri dove si annidano gli sprechi, che sono tantissimi! Il passo successivo consiste in azioni finalizzate al taglio degli sprechi: un taglio significativo che può andare dal 30 al 70%. Riqualificazione energetica significa risparmio, significa indipendenza energetica, autonomia da conquistare comune per comune, da raggiungere attraverso l’utilizzo del sole, del vento, delle fonti rinnovabili. Non abbiamo alcun bisogno del nucleare, che comporterebbe inevitabilmente altri sprechi, ma di tetti coperti di pannelli, di impianti geotermici, di pale eoliche. Prima però bisogna chiudere le falle. Gli sprechi.

Che cosa vuol dire per un comune adottare un Piano di gestione del territorio a crescita zero?

Significa che un comune non può più costruire nel suo territorio ma solo riqualificare, recuperare edifici. In Italia il primo comune ad avere adottato un Piano di gestione del territorio a crescita zero è quello di Cassinetta di Lugagnano (MI). Una scelta coraggiosa di riduzione drastica dell’impatto ambientale che molti comuni fanno fatica a seguire perché sono di fatto obbligati a cementificare: gli oneri di urbanizzazione (i contributi che ricevono dai privati per le concessioni edilizie) dovrebbero servire alla manutenzione straordinaria, mentre in realtà sono necessari a chiudere la spesa corrente del bilancio.

Ma perché le Amministrazioni sono così restie ad adottare piani energetici comunali o strategie a rifiuti zero?

Dal punto di vista delle Pubbliche Amministrazioni c’è molta pigrizia ad abbracciare politiche lungimiranti contro gli sprechi, molta fatica a mettersi in gioco. È il cambiamento di mentalità ad essere faticoso, ma una volta avviato ci si accorge che conviene.

E dal punto di vista dei cittadini? Molti dicono che non sono abbastanza preparati per coinvolgerli in percorsi partecipativi…

No, questo non è assolutamente vero. I progetti funzionano solo se c’è il coinvolgimento dei cittadini. Se sono considerati protagonisti delle politiche pubbliche adottate. Mirare al 100% di raccolta differenziata o a una mobilità sostenibile richiede dei sacrifici. Il tutto funziona solo se i cittadini sono convinti della necessità e del valore di certe scelte politiche. E quindi sono importanti tutti gli strumenti di coinvolgimento, dai bilanci sociali partecipativi alle progettazioni partecipate.

In un periodo di sfiducia nei confronti della politica, questo modo nuovo e più oculato di amministrare proposto da Comuni Virtuosi può essere un sistema per “riagganciare” il cittadino, nel senso di coinvolgerlo maggiormente nella vita pubblica del proprio territorio anche attraverso i new media? Oggi tante amministrazioni aprono canali web 2.0…

Tutti gli strumenti possono essere utili. Non sono percorsi facili ma vale la pena attuarli. Sono tutte forme di ascolto dei cittadini, di attenzione e rispetto nei loro confronti. E sono anche forme di raccolta del consenso. La rappresentazione politica attuale è sempre molto negativa e parziale, i tg ci fanno vedere la casta, gli sprechi. Ma c’è anche tanto lavoro dal basso, di amministratori che sono pronti a sperimentare, che ci tengono alla salute dei cittadini, a una riduzione netta dell’impronta ecologica della propria gestione amministrativa. E il loro lavoro, così prezioso, spesso non ha alcuna visibilità mediatica.

Pubblicato su: www.comunicatoripubblici.it

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