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Crescita o Risparmio?

salvadanaioDall’incontro di ieri con il professore e scrittore Maurzio Pallante (autore di “Decrescita e Migrazioni” e del movimento “Decrescita Felice“) avvenuto a Reggio Emilia sono usciti spunti molto interessanti per quanto riguarda un punto di vista della realtà economica e sociale che ci circonda.

La critica mossa al sistema attuale è una sostanziale insostenibilità del modello di continua crescita della ricchezza prodotta. Come se il benessere delle persone ed il progresso fossero dipendenti dal PIL.
Questo sistema di continua crescita si alimenta ed è alimentato da un continuo incremento di due fattori: L’edilizia (con la continua cementificazione) e l’auto (abbiamo già più di 30 milioni di auto circolanti in Italia).

Sembra non si riesca a vedere al limite in cui siamo arrivati, e proseguendo su questa strada non potranno che arrivare anche problemi di ordine sociale. Mi spiego.

Negli anni 60 si poteva investire nell’edilizia sia per la ricostruzione del dopoguerra che per lo spostamento dalle campagne alle città. Si poteva puntare sull’auto poichè c’era un veicolo ogni 20 abitanti.

Oggi abbiamo, nelle grandi città, all’incirca un appartamento su dieci ancora sfitto, e circolano più di 30 milioni di macchine. Se puntiamo sugli stessi concetti di 50 anni fa, ovviamente si rende necessario un incremento di popolazione: di consumatori di beni creati, appunto per poter alimentare questa ricerca di crescita. Nella sostanza l’immigrazione fa comodo al sistema attuale perchè si alimenta il mercato del consumo. Di appartamenti ed automobili.
Ma così ci troviamo con città piene di palazzi, automobili inquinanti, ed un numero eccessivo di immigrati in età lavorativa. Sostenibile per il futuro?

La via d’uscita deve essere in un segmento “ampliabile” dell’economia che riporti gli equilibri sociali. Che punti ad una sostenibilità del luogo esistente, proprio perchè una crescita continua arriva ad essere deleteria per l’individuo, nonostante possa portare ricchezza monetaria (a volte).

Questa via d’uscita sta nel risparmio. Nell’adozione di una mentalità, non più volta alla ricerca delle merci per aumentare la ricchezza, ma alla soddisfazione dei bisogni attraverso semplici beni.
Mi spiego.
Se acquistiamo l’insalata al supermercato, paghiamo l’energia per il frigorifero, la benzina del trasporto, e la manodopera che ci sta dietro. Il risultato è che cresce il PIL, ma mangiamo un’insalata inquinata.
Se la coltiviamo dietro casa, non abbiamo questa spesa. IL PIL decresce. Ma mangiamo un’insalata più sana, non inquiniamo l’aria e siamo più felici.

Altro esempio.
Se abbiamo una casa, ne paghiamo il riscaldamento. Se questa casa dissipa molta energia, pagheremmo molto per il gas. Il PIL cresce perchè creeremo ricchezza con questo utilizzo di gas.
Se la casa è costruita con accorgimenti per il RISPARMIO, spenderemo di meno. IL PIL CALA.

Nell’edilizia. Se puntiamo, nei vari segmenti di mercato, ad ottenere miglioramenti non sul numero di quantità prodotte ma sull’efficienza stessa dei prodotti, entriamo in un mercato vergine, e la società non necessiterà di sempre più clienti per autoalimentarsi.

Concludo, i concetti sarebbero molti altri, ma già ho scritto molto e non voglio “rompervi le scatole”.
Ovviamente un comune non governa e pilota le macroeconomie. Ma per 15000 abitanti (che non sono pochi) si possono fare e si devono fare scelte orientate, non semplicemente al presente, ma al futuro.

E voi? che ne pensate?

Davide Zanichelli

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